Teresio Olivelli proclamato Beato

Olivelli

Sabato 3 febbraio a Vigevano Teresio Olivelli sarà innalzato alla gloria degli altari.

La cerimonia sarà officiata dal cardinale Angelo Amato, Prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi e rappresentante del Santo Padre, e concelebrata da 18 vescovi, tra i quali l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini .
Nato a Bellagio (Como) il 7 gennaio 1916, Teresio Olivelli si trasferì nel 1923 a Zeme, e poi, nel 1926, a Mortara.

Fin da bambino manifestò una fede profonda, giovanissimo si iscrisse all’Azione Cattolica. ​

Frequentò il liceo a Vigevano, inscrivendosi poi all’università a Pavia, dove si laureò in Giurisprudenza con il massimo dei voti, diventando subito assistente della cattedra di diritto amministrativo dell’ateneo di Torino.

Durante gli studi universitari, pur dovendo aderire alla  GUF (gioventù universitaria fascista), non rinunciò mai a testimoniare la sua fede come membro della FUCI. Collaborò con diverse riviste culturali. Due soggiorni berlinesi, nel 1939 e nel 1941, gli fecero conoscere direttamente la crudeltà del nazismo, e lo portarono a prendere gradatamente le distanze dal regime fascista, ormai asservito all’alleato tedesco.

Non sopportando la sua posizione privilegiata, si arruolò volontario. Assegnato come sottotenente alla divisione alpina Tridentina, partecipò alla campagna di Russia, prodigandosi con l’esempio e la preghiera per aiutare i commilitoni, in particolar modo durante la terribile ritirata.

Tornato dalla Russia, a soli 27 anni divenne rettore del Collegio Ghislieri, di cui era stato alunno durante gli studi universitari.

Abbandonata definitivamente ogni forma di collaborazione con il regime, il 9 settembre 1943 fu catturato a Vipiteno, essendosi rifiutato di consegnarsi alle truppe tedesche. Fu rinchiuso in un campo di prigionia a Innsbruck, poi traferito in altri campi, finché nella notte fra il 20 e il 21 ottobre, riuscì a scappare dal campo di Markt Pongau.
Ritornato in Italia si diede alla clandestinità, entrando nella Resistenza cattolica del Bresciano col nome di battaglia di Agostino Gracchi.

All’inizio del 1944 fondò «Il Ribelle», foglio clandestino di collegamento tra i partigiani d’ispirazione cattolica. Su questo giornale pubblicò l’articolo «Ribelli», vero e proprio manifesto della rivolta morale contro il totalitarismo, e una preghiera, nota come «Preghiera del Ribelle», considerata la più elevata testimonianza spirituale della Resistenza cattolica.

Il 27 aprile 1944 fu arrestato a Milano. Fu rinchiuso nel carcere di San Vittore, dove subì  torture e maltrattamenti. L’8 giugno fu mandato nel campo di concentramento di Fossoli (Modena), da dove cercò invano di fuggire.
Nell’agosto 1944 fu deportato nel lager di Gries (Bolzano); sulla sua casacca fu applicato, oltre al triangolo rosso dei prigionieri politici, anche il disco rosso cerchiato di bianco dei prigionieri fuggitivi, da sottoporre a vigilanza rafforzata.
Nel settembre 1944 fu trasferito a Flossenburg, in Baviera.

Nel lager la fede e la carità di Olivelli si contrapposero all’odio e alla violenza degli aguzzini. La sua conoscenza del tedesco lo portò spesso a mediare tra le SS e i compagni di prigionia, riuscendo a volte a far annullare punizioni, ma più spesso subendole al posto di altri. Si incaricò della recita serale del Rosario e dell’assistenza religiosa ai prigionieri, svolgendo un ruolo di supplenza sacerdotale.
Dopo 40 giorni fu mandato nel campo satellite di Hersbruck, dove proseguì il suo apostolato, continuando ad assistere i compagni, nonostante le tante percosse e le torture subite.

Ai primi di gennaio 1945, mentre Teresio Olivelli fece da scudo con il suo corpo  a un ucraino percosso ingiustamente, un kapò gli sferrò un violento calcio al ventre, e gli inferse venticinque bastonate.
Ricoverato nell’infermeria, morì il 17 gennaio 1945, a soli 29 ann.

Nel 1953 gli fu conferita la Medaglia d’oro al valor militare.

La causa di beatificazione prese il via nel 1987 su iniziativa della diocesi di Vigevano; Papa Francesco il 14 dicembre 2015 lo dichiarò Venerabile per le sue virtù eroiche, riconoscendone poi il martirio il 16 giugno 2017.

La Preghiera del Ribelle

Signore, che fra gli uomini drizzasti la Tua Croce segno di contraddizione,
che predicasti e soffristi la rivolta dello spirito contro le perfidie e gli interessi dominanti, la sordità inerte della massa,
a noi, oppressi da un giogo numeroso e crudele che in noi e prima di noi ha calpestato Te fonte di libera vita,
dà la forza della ribellione.

Dio che sei Verità e Libertà, facci liberi e intensi:
alita nel nostro proposito, tendi la nostra volontà, moltiplica le nostre forze, vestici della Tua armatura.

Noi ti preghiamo, Signore.

Tu che fosti respinto, vituperato, tradito, perseguitato, crocifisso, nell’ora delle tenebre ci sostenti la Tua vittoria: sii nell’indigenza viatico, nel pericolo sostegno, conforto nell’amarezza.

Quanto piú s’addensa e incupisce l’avversario, facci limpidi e diritti.

Nella tortura serra le nostre labbra.

Spezzaci, non lasciarci piegare.

Se cadremo fa’ che il nostro sangue si unisca al Tuo innocente e a quello dei nostri Morti a crescere al mondo giustizia e carità.

Tu che dicesti: “Io sono la resurrezione e la vita” rendi nel dolore all’Italia una vita generosa e severa.

Liberaci dalla tentazione degli affetti: veglia Tu sulle nostre famiglie.

Sui monti ventosi e nelle catacombe della città, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare.

Signore della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore.

01. febbraio 2018 by admin_3006
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